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 ABRUZZO INTEREXPO 2009
 CERAMICA
 

L’artigianato ceramico è caratterizzato in Abruzzo da un’estrema vitalità e varietà di produzioni che comprendono sia la maiolica artistica, sia il vasellame da cucina in terracotta.

Per quanto riguarda la prima, ancora oggi sono attive numerose aziende a Castelli (TE), centro ai piedi del Gran Sasso che vanta una tradizione illustre in questo settore. Qui l’attività dei ceramisti si è tramandata ininterrottamente dal Quattrocento ai giorni nostri, dando vita a repertori di manufatti pregevoli soprattutto nel periodo Rinascimentale e Barocco (secc. XVI-XVIII).

Alla dinastia dei Pompei sono attribuite le più antiche maioliche datate di Castelli - una mattonella raffigurante la Madonna col Bambino, del 1551, e una targa con l’Annunciazione, del 1557, ambedue opere del capostipite Orazio - ed il soffitto della locale chiesetta campestre che nel 1615 fu trasformata nell’attuale chiesa di S. Donato. I numerosi mattoni che lo componevano, realizzati tra il XV e il XVI secolo sono oggi esposti nel locale Museo delle Ceramiche, allestito presso l’ex convento francescano di S. Maria degli Angeli.

Recenti studi hanno permesso l’attribuzione a botteghe castellane anche della serie cinquecentesca di vasi da farmacia conosciuta come “Orsini-Colonna”, che comprende diversi pezzi conservati nei maggiori musei del mondo, dal Metropolitan Museum di New York all’Ermitage di San Pietroburgo, dal British Museum e il Victoria & Albert Museum di Londra al Louvre di Parigi, oltre che nel Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.

In età barocca, i Grue (in particolare Carlo Antonio Grue), i Gentile e i Cappelletti hanno portato le produzioni castellane a livelli di altissimo pregio, rivolgendosi sia alla committenza delle famiglie aristocratiche di tutta Europa sia a quella della gente comune. Diversi esemplari dell’epoca sono esposti in alcuni musei abruzzesi: il Museo “Acerbo” di Loreto Aprutino (PE), la Pinacoteca “C. Barbella” di Chieti, il Museo Capitolare di Atri (TE), il Museo “Paparella Treccia-Devlet” di Pescara, il Museo Nazionale dell’Aquila.

Allo stesso periodo appartengono le mattonelle maiolicate che rivestono il tetto della citata chiesa di S. Donato, realizzate fra il 1615 e il 1617.

I soggetti più ricorrenti nei decori si sono modificati nel tempo, passando dagli stemmi, gli arabeschi e i profili dai colori arancio e azzurro brillanti, tipici del primo Cinquecento, ai sottili ricami bianchi su fondo blu cobalto delle ceramiche tardo cinquecentesche dette “turchine”, alle scene campestri e mitologiche dei manufatti sei-settecenteschi.

La scuola di Castelli ha favorito la diffusione di ceramisti anche a Torre de’ Passeri (PE) e Bussi sul Tirino (PE), centri attivi fino ai primi del Novecento, a Palena (CH), famosa per le sue produzioni fra il Settecento e l’Ottocento, a Rapino (CH), dove l’arte della ceramica, affermatasi nell’Ottocento, continua tuttora.

Dalle loro botteghe sono usciti piatti, orci, fiasche, brocche ed altro vasellame in maiolica destinato anche alle classi popolari, i cui decori ricorrenti erano simili a quelli di altre produzioni dell’Italia centro-meridionale: motivi floreali e zoomorfi (in particolare il galletto), motivi a rete, cerchi realizzati a spugnetta. Uno dei soggetti tipici della ceramica di Rapino è l’effigie di S.Rocco, riprodotta sui boccali tradizionalmente presenti alla fiera in onore del santo, il 16 agosto, a Roccamontepiano (CH).

Interessanti collezioni di ceramica popolare sono conservate nel Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara e nel Museo del Folklore e delle Tradizioni Popolari di Cerqueto di Fano Adriano (TE).

Oggi è ancora Castelli il punto di riferimento culturale e commerciale delle produzioni ceramiche abruzzesi; i numerosi artigiani che vi operano propongono, oltre ai soggetti della tradizione decorativa settecentesca, anche quelli del repertorio rinascimentale recentemente attribuito alle maestranze castellane. Gli oggetti prodotti, essendo mutate le condizioni di mercato, comprendono in buona parte articoli decorativi, bomboniere, souvenirs, mattonelle, vasi, piatti da parete, servizi da tavola.

Innovazioni tecniche e stilistiche si sperimentano, invece, nel locale Istituto Statale d’Arte “Francesco Antonio Grue”.

Vanno anche segnalati i ceramisti presenti a Sulmona (AQ), Bussi (PE), Loreto Aprutino (PE), Rapino (CH), Guardiagrele (CH), Francavilla al Mare (CH).

Non va dimenticato, infine, che i “maiolicari” si distinguevano dai cosiddetti “pignatari”, i quali erano specializzati nella fabbricazione di stoviglie, pentole, recipienti per la conservazione di liquidi e grassi, in terracotta non smaltata o smaltata solo internamente; in sostanza, tutti i pezzi della tradizionale batteria da cucina che, assieme ai recipienti in rame, erano di uso corrente prima dell’introduzione sul mercato di plastica ed acciaio. In questo settore, si sono distinti gli artigiani di Lanciano (CH), alcuni dei quali ancora oggi presenti sul mercato.

Anna Rita Severini


Per notizie di approfondimento sull’artigianato in Abruzzo, vedi:
AA.VV., L’artigianato che va scomparendo, Solfanelli, Chieti 1982; Braccili L., L’artigianato che resiste, Teramo 1983; Gandolfi A.-Severini A.R., Attività artigianali nella provincia di Pescara, in Pescara e la sua provincia (ambiente-cultura-società), Atti del Convegno, Istituto di Studi Abruzzesi, Pescara 1996, vol.I, pp.271-287; Gentili A.-Carta T., Artigianato in Abruzzo e Molise, Ed. Bestetti, Roma 1974; Santucci M., L’artigianato in Abruzzo, in Studi economici del CRESA, Japadre ed., L’Aquila 1974; Spini T., Abruzzo, in Guida all’Italia dell’artigianato, TCI, Milano 1987, pp.180-191; Tentori T., Le raccolte abruzzesi nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in Lares, 1959, pp.168-182.


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