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 ABRUZZO INTEREXPO 2009
 CUOIO
 

I pellami hanno avuto larga applicazione nelle produzioni di uso contadino e pastorale, ed ancora oggi i manufatti in pelle e cuoio sono presenti sul mercato con un ruolo non certo marginale.

I mezzi tradizionali di trasporto richiedevano regolarmente l’utilizzo di supporti ed accessori in pelle: in montagna, su muli ed asini si montavano i basti; a quote più basse, dove il terreno meno scosceso permetteva l’uso del carro, occorrevano selle e finimenti. Per i primi ci si affidava ai bastai, artigiani specializzati nell’assemblare una struttura ricurva in legno di faggio, i cosiddetti “arcioni”, con un cuscino sottostante che poggiava sulla groppa dell’animale, realizzato con uno strato superiore di pelle di maiale conciata ed uno inferiore di tela e poi riempito con paglia; il tutto era guarnito davanti e di dietro con una striscia di pelle di montone.

Selle e finimenti si acquistavano dai sellai, altrettanto abili nel trattare la pelle per fabbricare, oltre questi pezzi principali, anche tutti gli accessori per il traino a cavallo di carri, carrozze e calessi.

Queste due figure di artigiani erano presenti in tutte le fiere, specie nel periodo estivo, quando era possibile smerciare i pezzi prodotti nel corso dell’inverno. Soprattutto i bastai erano soliti fermarsi anche più giorni in uno stesso paese per effettuare lavori di riparazione e manutenzione.

Il pagamento era generalmente in natura, con il sistema detto “a staje”, secondo un uso contadino molto frequente: una sorta di contratto annuale stabiliva preventivamente le quantità di derrate alimentari da fornire in proporzione alla consistenza dei servizi forniti. Questo tipo di compenso era usuale anche per calzolai, tinai e maniscalchi.

Mentre i bastai potevano contare su un’utenza essenzialmente agro-pastorale ed operavano in diversi piccoli centri, i sellai rifornivano clienti più benestanti, borghesi e militari, ed avevano le loro botteghe in abitati popolosi e commercialmente più dinamici.

Altri manufatti di produzione corrente erano tomaie e suole, guanti, rivestimenti per interni di carrozze, ma anche robuste corregge per buoi da tiro e vari tipi di fruste.

Sia per i basti che per gli articoli di selleria, le pelli andavano conciate; fino all’800, le tecniche tradizionali si basavano sul lavaggio e sull’essiccamento, mentre successivamente si è passati all’uso di procedimenti chimici. I principali centri abruzzesi per la concia delle pelli e dei cuoiami sono stati Penne e Pineto.

Diversi artigiani che hanno iniziato come bastai, inseguito al decadere di quest’attività, hanno sfruttato le loro competenze nel settore della tappezzeria; i sellai, invece, hanno conservato una loro clientela soprattutto negli ambienti militare e dell’equitazione sportiva.

Queste lavorazioni continuano tuttora all’Aquila, mentre, fino a tutto l’800, erano fiorenti anche a Lanciano, centro di consolidata tradizione artigiana e mercantile, Atessa (CH), Penne (PE), Teramo e Sulmona (AQ).

Oggi, molti operatori hanno rinnovato le loro produzioni per rispondere alle attuali esigenze del mercato: producono borse, valigie, accessori di abbigliamento, astucci, bigiotteria, elementi di arredamento.

Una lavorazione particolare è quella dell’incisione su cuoio, praticata nel teramano; qui la materia non è soltanto tagliata, modellata e cucita, ma anche decorata con vari motivi che arricchiscono gli oggetti accrescendone il pregio e la bellezza formale. Il cuoio viene, secondo i casi, inciso o graffiato o marchiato a fuoco; si ricavano, così, cartelle, portachiavi, portagioie, servizi da scrittoio, pannelli ornamentali nei quali lo spessore del cuoio viene alleggerito da decori stilizzati o floreali di notevole valore.

Abilissimi nel lavorare i pellami sono anche i calzolai.

Il loro mestiere si è fortemente trasformato con l’affermarsi delle produzioni industriali, passando dalla fabbricazione di calzature su misura di vario tipo – modelli eleganti, ma anche scarpe ortopediche e scarponi chiodati da campagna – al prevalente servizio di riparazione.

Il calzolaio era presente anche nei centri più modesti; il suo lavoro si svolgeva non soltanto nella bottega, ma anche nei paesi e nelle campagne limitrofe, dove si recava per le forniture e le riparazioni periodiche, e lo smercio dei manufatti avveniva soprattutto tramite i mercati e le fiere stagionali.

Gli artigiani attivi in questo settore sono depositari di una competenza tecnica che ancora distingue e valorizza il prodotto manuale rispetto a quello di serie.

Anna Rita Severini


Per notizie di approfondimento sull’artigianato in Abruzzo, vedi:
AA.VV., L’artigianato che va scomparendo, Solfanelli, Chieti 1982; Braccili L., L’artigianato che resiste, Teramo 1983; Gandolfi A.-Severini A.R., Attività artigianali nella provincia di Pescara, in Pescara e la sua provincia (ambiente-cultura-società), Atti del Convegno, Istituto di Studi Abruzzesi, Pescara 1996, vol.I, pp.271-287; Gentili A.-Carta T., Artigianato in Abruzzo e Molise, Ed. Bestetti, Roma 1974; Santucci M., L’artigianato in Abruzzo, in Studi economici del CRESA, Japadre ed., L’Aquila 1974; Spini T., Abruzzo, in Guida all’Italia dell’artigianato, TCI, Milano 1987, pp.180-191; Tentori T., Le raccolte abruzzesi nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in Lares, 1959, pp.168-182.


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