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 ABRUZZO INTEREXPO 2009
 LEGNO
 

Il legno è una materia prima che appartiene alla storia più antica dell’uomo; grazie alle sue naturali varietà e caratteristiche fisiche, esso ha trovato molte applicazioni nelle attività produttive più diverse, sia nel settore artistico che in quello dell’artigianato di servizio. Basti pensare alla molteplicità di mestieri basati sull’impiego di questa materia prima: falegnami, mobilieri, sediai, ebanisti, intagliatori, intarsiatori, carpentieri, calafati, carrai, tinai, bastai, fusari, costruttori di strumenti musicali.

Le produzioni artistiche medievali trovano la loro massima espressione nella scultura lignea, in particolare negli arredi sacri e nelle statue di Madonne con Bambino oggi conservati in diverse chiese della regione e in alcuni musei: il Museo Nazionale dell’Aquila., il Museo Civico Diocesano di Penne (PE), il Museo Capitolare di Atri.

Pregevoli sono anche le testimonianze dell’epoca barocca, quali pulpiti, confessionali, soffitti, specchiere che arredavano chiese e palazzi nobiliari. Eccelleva in quest’arte Pescocostanzo, dove si può ammirare il ricco soffitto ligneo sei-settecentesco della Collegiata.

Altrettanto interessante è il diffuso impiego del legno in ambito sia pastorale che contadino. Gli oggetti lavorati ad incisione ed intaglio costituiscono uno dei più interessanti repertori materiali che la pastorizia transumante abruzzese abbia tramandato alle generazioni future, modelli di maneggevolezza e funzionalità, ma anche di ricchezza decorativa e pregnanza simbolica, segni tangibili di un’autosufficienza e di un’abilità manuale maturate attraverso secoli di vita condotta in condizioni di isolamento e di lontananza quasi costante dalle proprie famiglie: attrezzi da lavoro, elementi dell’equipaggiamento del bestiame, arredi, utensili e suppellettili per la casa, talvolta semplici ed essenziali, in altri casi personalizzati con decori ad intaglio di soggetto animale, floreale, antropomorfo.

Questi motivi hanno radici antichissime che affondano nella simbologia magico-rituale delle popolazioni precristiane; sono spesso segno di abbondanza e prosperità, come i cerchi concentrici e le forme stellari o raggiate che rappresentano il sole, o i vasi carichi di fiori e le fonti zampillanti, ma rinviano anche a soggetti mitologici e fantastici, o a personaggi del mondo epico.

Si distinguono in questo campo i lavori di Francesco Giuliani, pastore-poeta-intagliatore di Castel del Monte (AQ) scomparso nel 1970, alcuni dei quali sono esposti nel Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara e in uno dei Centri Espositivi della Cultura Materiale di Castel del Monte.

Anche nelle famiglie contadine, i tempi di riposo dal lavoro dei campi erano talvolta utilizzati dagli uomini per la fabbricazione di piccoli utensili; così, i più abili e creativi si sono specializzati nel produrre anche oggetti decorativi, come sculture, miniature, giocattoli. Ancora oggi, nelle campagne abruzzesi, sono diversi gli anziani che trascorrono in questo modo le loro giornate, commercializzando parzialmente i loro prodotti.

Ma l’arte di lavorare il legno non è identificabile esclusivamente in questa dimensione di autoconsumo familiare. Essa si è espressa anche nella fabbricazione di manufatti a scopo commerciale: mobili, casse nuziali, madie da cucina, culle ed altre suppellettili costruite da falegnami che hanno operato con tecniche strettamente artigianali, a differenza di quelli attuali, impegnati per lo più in lavorazioni in serie con l’uso di macchinari. Arischia (AQ) è una delle località divenute famose per la produzione di mobili rustici, in particolare delle “arche” o “mese”, madie per il pane che oggi vediamo soltanto nei musei o in alcune case come pezzo di arredamento, ma che un tempo erano presenti in tutte le cucine: loro caratteristica principale era la struttura completamente ad incastro.

Un centro che ha caratterizzato l’Abruzzo per la peculiarità e antichità delle sue produzioni è senz’altro Pretoro. Qui, già nel XVII secolo, erano attive diverse botteghe, dalle quali uscivano oggetti in legno tornito, venduti nei mercati non solo regionali.

E questa intensità produttiva si è conservata fino a tempi relativamente recenti, come risulta dalle parole del De Danilowicz, in un saggio del 1942: “... c’è un paesello nel Chietino, Pretoro, dove continua intensa la lavorazione del legno... Come Castelli per la ceramica, Pretoro è in questo momento la capitale della lavorazione del legno negli Abruzzi. Vi si fanno mortai, pestelli, cucchiai, forchette, batticarne, calicetti, candelieri, arcolai, conocchie e spole per tessitori, fusi, ecc. Gli artigiani, “i fusari”, con la bisaccia piena, vanno di paese in paese attraverso l’Abruzzo e giungono fino a Lecce, Bari, Roma, Napoli, vendendo i loro prodotti”.

Nonostante l’inevitabile crisi di un’attività che ha tratto vitalità dalla sua preminente funzione di servizio al lavoro agro-pastorale e ad altri mestieri artigiani, l’artigianato del legno ha ancora alcuni esponenti a Pretoro, specializzati sia nell’intaglio che nella lavorazione al tornio, che smerciano non soltanto utensili, ma anche oggetti ornamentali e souvenirs.

Continua anche la fabbricazione artigianale di mobili rustici in diversi centri dell’Abruzzo montano, così come si riscontra la produzione artistica di sculture, bassorilievi, complementi di arredamento.

Anna Rita Severini


Per notizie di approfondimento sull’artigianato in Abruzzo, vedi:
AA.VV., L’artigianato che va scomparendo, Solfanelli, Chieti 1982; Braccili L., L’artigianato che resiste, Teramo 1983; Gandolfi A.-Severini A.R., Attività artigianali nella provincia di Pescara, in Pescara e la sua provincia (ambiente-cultura-società), Atti del Convegno, Istituto di Studi Abruzzesi, Pescara 1996, vol.I, pp.271-287; Gentili A.-Carta T., Artigianato in Abruzzo e Molise, Ed. Bestetti, Roma 1974; Santucci M., L’artigianato in Abruzzo, in Studi economici del CRESA, Japadre ed., L’Aquila 1974; Spini T., Abruzzo, in Guida all’Italia dell’artigianato, TCI, Milano 1987, pp.180-191; Tentori T., Le raccolte abruzzesi nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in Lares, 1959, pp.168-182.


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