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 ABRUZZO INTEREXPO 2009
 RAME
 

Fino agli anni ’50-’60, cioè prima che si imponessero sul mercato i recipienti di uso domestico in acciaio e plastica, tutte le famiglie dovevano rivolgersi al ramaio per attrezzare le loro case con i più svariati contenitori ed accessori di uso quotidiano.

Ad essi commissionavano intere batterie da cucina, soprattutto in occasione della preparazione della dote nuziale; i pezzi indispensabili erano le caldaie (“callare”) di varia misura – più piccole per gli usi di cucina e più grandi per la preparazione delle conserve di pomodoro o del mosto cotto -, le conche per il trasporto dell’acqua, i mestoli, le schiumarole, le bacinelle, i tegamini a treppiedi per la cottura di minestre al camino, ed ancora padelle, tegami e teglie di varia dimensione, cuccume, scaldini, bracieri.

Gli artigiani specializzati in questo settore erano i cosiddetti “callarari”, che ricavavano i recipienti modellando su appositi cavalletti di legno delle forme a secchiello di rame non rifinito, acquistate presso le fonderie; questi venivano successivamente decorati con motivi elementari: tacche o tondelli in successione a formare dei nastri o dei festoni lungo i fianchi del recipiente stesso, ottenuti battendo sapientemente con martelletti in legno di diversa misura. L’interno veniva rivestito di una patina di stagno.

Meno diffusa era la creazione di lavori ornamentali a sbalzo e cesello che, invece, attualmente costituiscono la produzione principale dei ramai ancora attivi in Abruzzo.

Oggi si producono e si vendono solo a scopo ornamentale le tipiche conche, un tempo mezzo indispensabile per portare in casa l’acqua presa alla fonte, ma divenute ora un oggetto simbolico della vita tradizionale abruzzese.

Ve ne sono due tipi: la conca “alla sulmontina”, diffusa in Abruzzo, Molise e Marche meridionali, è a forma di secchiello con le pareti leggermente concave, mentre quella cosiddetta “laziale”, tipica del Lazio e delle zone di confine abruzzese e campana, si stringe nella parte centrale per poi aprirsi in un orlo molto svasato.

Invidiabile era l’abilità delle donne nel portare sulla testa la conca colma d’acqua, o anche due già vuote una sull’altra, con un equilibrio ed un’eleganza rimaste proverbiali.

Un tempo, i “callarari”, molto presenti sul territorio, frequentavano fiere e mercati, mentre oggi lavorano su ordinazione e si rivolgono anche all’utenza turistica
L’arte del ramaio è, dunque, un classico esempio di attività che ha saputo, in molte occasioni, adeguarsi alle rinnovate esigenze del mercato, modificando e diversificando la propria produzione, pur conservando le tecniche ereditate dalle generazioni precedenti

Tra i centri abruzzesi che possono ben rappresentare ancora oggi questa specializzazione artigiana vi è Guardiagrele (CH), dove diverse botteghe lavorano intensamente alla realizzazione di lastre in rame sbalzato per caminetti, chiese, cappelle cimiteriali, ma anche soprammobili, portavasi e portaombrelli piatti e pannelli con tipici soggetti regionali, scene campestri, motivi floreali ed animali; non mancano, inoltre, repertori tradizionali di recipienti in rame martellato.

Anche Tossicia (TE), in particolare la frazione di Chiarino, ha legato il proprio nome alla competenza ed alla creatività dei suoi ramai. Qui, il Museo delle Tradizioni Artigiane, comprende fra le sue collezioni, un ricco repertorio di oggetti in rame di produzione locale. In passato, Tossicia ha esportato diversi artigiani del settore in altri centri del teramano, come Montorio al Vomano, Atri, Nereto.

Altre località famose in questo settore sono Lanciano (CH), Ortona (CH), Chieti, Vasto (CH), Sulmona (AQ), L’Aquila, Popoli (AQ), Avezzano (AQ), Spoltore (PE), Cepagatti (PE).

Le raccolte etnografiche della regione che espongono i materiali più interessanti in rame lavorato sono il Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara, il Museo delle Arti e Tradizioni Contadine di Picciano (PE), il Museo della Civiltà Contadina di Morro d’Oro (TE), il Museo Etnografico di Bomba (CH).

Anna Rita Severini


Per notizie di approfondimento sull’artigianato in Abruzzo, vedi:
AA.VV., L’artigianato che va scomparendo, Solfanelli, Chieti 1982; Braccili L., L’artigianato che resiste, Teramo 1983; Gandolfi A.-Severini A.R., Attività artigianali nella provincia di Pescara, in Pescara e la sua provincia (ambiente-cultura-società), Atti del Convegno, Istituto di Studi Abruzzesi, Pescara 1996, vol.I, pp.271-287; Gentili A.-Carta T., Artigianato in Abruzzo e Molise, Ed. Bestetti, Roma 1974; Santucci M., L’artigianato in Abruzzo, in Studi economici del CRESA, Japadre ed., L’Aquila 1974; Spini T., Abruzzo, in Guida all’Italia dell’artigianato, TCI, Milano 1987, pp.180-191; Tentori T., Le raccolte abruzzesi nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in Lares, 1959, pp.168-182.


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