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 ABRUZZO INTEREXPO 2009
 RICAMISTI
 

Uno dei suoni che forse più ci fanno pensare ad un’arte antica e sapiente è il ticchettio regolare dei fuselli di legno che le donne di Scanno (AQ) e Pescocostanzo (AQ) sanno ancora muovere con grande abilità, quando dal rapido intreccio di fili danno vita a merletti al tombolo ormai famosi per il loro valore tecnico ed artistico.

In Abruzzo, il merletto al tombolo è una specialità artigiana che appartiene al passato, ma anche al presente. Fa parte, infatti, della storia dell’artigianato regionale fin dal XVI secolo, quando fu introdotta all’Aquila e a Pescocostanzo grazie alla presenza di maestri lombardi ed all’influsso veneto, in un clima particolarmente favorevole dal punto di vista economico e culturale. Fiorente fino alla metà circa del ‘700, l’attività ha subito una fase critica tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo, dovuta soprattutto alla concorrenza di altre produzioni europee, per poi riprendere verso la fine dell’800 ed arrivare sino ad oggi.

Nello stesso tempo, è, dunque, arte attuale e mostra una vitalità degna di nota; a Pescocostanzo, dove nel 1992 è stata istituita una scuola comunale che insegna anche alle giovani le tecniche di lavorazione, molte donne continuano a produrre trine delicate, con decori geometrici, zoomorfi, floreali, a meandri e volute, di soggetto religioso, applicando modelli trasmessi di madre in figlia o da maestra ad allieva.
I motivi, ispirati ai fregi delle architetture medievali ed alle forme della natura o scaturiti dalla fantasia delle esecutrici, crescono man mano che i fili in cotone o lino bianco, seguendo la traccia di disegni su carta fissati al tipico cuscino cilindrico - il “tombolo” appunto - si accavallano e si intrecciano intorno alla serie di spilli che ne segnano il profilo.

Così, in base ai diversi modelli tramandati nel tempo, da una stessa tecnica di esecuzione si sono sviluppati tipi di merletti dalle peculiarità stilistiche differenti a Pescocostanzo, a Scanno e all’Aquila.

In questi centri dell’Abruzzo montano, ricchi e fiorenti nei secoli della grande industria armentizia – dal ‘500 a tutto il ‘700 – si è mantenuta viva una pratica che appartiene alla secolare competenza femminile nella trasformazione dei filati in vari tipi di manufatti - tessuti, merletti, ricami - destinati diffusamente all’autoconsumo familiare e, soltanto in queste zone, divenuti specializzazioni artigiane di alto livello.

Risulta che L’Aquila rivaleggiasse con Genova e Venezia per la qualità dei suoi pizzi, nei quali è particolare la leggerezza della rete che fa da sfondo ai disegni e che viene lavorata tutta in un sol pezzo con centinaia di fuselli.

Caratteristico del tombolo aquilano è il cosiddetto “punto antico”, ottenuto con la combinazione di sette punti fondamentali; cresciuta e mantenuta viva nei conventi aquilani dalle monache di clausura, questa arte è poi continuata nel corso dell’800 anche presso le famiglie più abbienti e nelle scuole professionali femminili.

Altri centri rinomati nel settore sono Castel di Sangro (AQ), Sulmona (AQ), Gessopalena (CH), Castel del Monte (AQ), Tocco da Casauria (PE).
In passato, il merletto era impiegato maggiormente per la biancheria da corredo e per quella liturgica; oggi si realizzano anche pregevoli centrotavola, pannelli da parete, coperte e applicazioni per capi di abbigliamento.

Accanto alla lavorazione al tombolo, che è uno dei settori di punta dell’artigianato tradizionale abruzzese, è molto diffusa anche la produzione di trine di cotone all’uncinetto, attività forse di minore spicco perché sviluppatasi all’interno delle mura domestiche come fonte di reddito aggiuntiva, svolta soprattutto dalle donne più anziane. Con questa tecnica si realizzano copritavola, copriletto, bordi per asciugamani e tovaglie.

Altra specializzazione tutta femminile è l’arte del ricamo, con la quale abili donne abruzzesi impreziosiscono lenzuola, tovaglie ed altri capi di biancheria. Soprattutto in passato, il ricamo aveva una funzione non solo ornamentale, ma anche simbolica, come si nota, ad esempio, nelle federe da ricamo sulle quali compaiono scritte beneauguranti per il futuro della giovane coppia, o su fazzoletti incorniciati da messaggi amorosi.

Questa tradizione è particolarmente valorizzata a Canzano (TE), dove ogni estate si tiene una mostra del ricamo e del merletto antico e moderno e si svolgono corsi di ricamo.

Oggi le ricamatrici realizzano su ordinazione lavori raffinati, sia con i classici punto raso, punto Rodi, punto Assisi, sia con il più complesso e prezioso ricamo ad intaglio.

Anna Rita Severini


Per notizie di approfondimento sull’artigianato in Abruzzo, vedi:
AA.VV., L’artigianato che va scomparendo, Solfanelli, Chieti 1982; Braccili L., L’artigianato che resiste, Teramo 1983; Gandolfi A.-Severini A.R., Attività artigianali nella provincia di Pescara, in Pescara e la sua provincia (ambiente-cultura-società), Atti del Convegno, Istituto di Studi Abruzzesi, Pescara 1996, vol.I, pp.271-287; Gentili A.-Carta T., Artigianato in Abruzzo e Molise, Ed. Bestetti, Roma 1974; Santucci M., L’artigianato in Abruzzo, in Studi economici del CRESA, Japadre ed., L’Aquila 1974; Spini T., Abruzzo, in Guida all’Italia dell’artigianato, TCI, Milano 1987, pp.180-191; Tentori T., Le raccolte abruzzesi nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari, in Lares, 1959, pp.168-182.


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