Nelle case contadine, finché è prevalsa uneconomia di autosufficienza per tutte le necessità materiali della famiglia, è sempre stato compito delle donne lavorare le fibre tessili per la produzione di tele da corredo e di tessuti per capi di vestiario.
La tessitura a mano faceva parte delle normali mansioni femminili da quando esse, ancora adolescenti, dovevano iniziare a preparare la propria dote fino a quando, ormai anziane, davano il loro contributo con lavori meno raffinati ed impegnativi.
In Abruzzo, si tessevano soprattutto il lino, la canapa, e più recentemente il cotone, nella fascia collinare e costiera, mentre nei paesi di montagna prevaleva luso della lana, data labbondanza di materia prima procurata per secoli dalla fiorente economia pastorale.
Accanto a questo filone di carattere strettamente domestico, si è sviluppato in alcune località un artigianato delle fibre tessili destinato alla commercializzazione. Alcune tessitrici più abili hanno saputo mettere a frutto lesperienza accumulata negli anni giovanili, iniziando a lavorare su ordinazione per una clientela sempre più ampia.
Cosicché, scomparse ormai le pratiche della coltivazione, estrazione della fibra e filatura, possiamo ancora trovare in certi paesi dell'interno artigiane molto qualificate che realizzano tele finissime per lenzuola, asciugamani, tovaglie ed altri pezzi da corredo.
Ammirando questi tessuti, tornano alla memoria i racconti sul tradizionale trasporto della dote, cerimonia che le famiglie dei contadini e dei pastori usavano celebrare qualche giorno prima del matrimonio: in quella occasione, esposte su un carro o a dorso di mulo per essere ammirate dai compaesani, le casse nuziali cariche di biancheria, insieme agli abiti, alle scarpe, alle batterie da cucina e a tutto ciò che componeva la dote, venivano trasferite dalla casa della sposa a quella dello sposo, dove la nuova coppia sarebbe vissuta.
Brillavano al sole le tele immacolate che erano costate anni di lavoro paziente e silenzioso di fronte al telaio, lo stesso che oggi le tessitrici in attività svolgono ancora, rinnovando antiche trame ereditate dalle loro madri. La più semplice e la "tela schietta", usata per le lenzuola, ma si realizzano anche trame più complesse per asciugamani e tovaglie.
Diverse artigiane dell'Abruzzo montano - ve ne sono nell'Aquilano, ma anche in alcuni centri all'interno di Vasto (CH) e di Pescara, sono specializzate nel cosiddetto "ricamo al telaio", una tecnica particolare che consiste nel riprendere con un ago un gruppo di fili dell'ordito e legarli con un filo nel senso della trama in modo da ottenere un vero e proprio ricamo incorporato nella tela, in base ad un disegno preordinato. In questo modo, vengono impreziositi asciugamani, federe, bordi di lenzuola, tovaglie.
Dalla tessitura domestica del passato si ricavavano anche panni di lana per abiti, scialli, mantelli, coperte.
Ma in Abruzzo, oltre queste attività per autoconsumo, si è affermata fra il XV ed il XVIII secolo un'importante produzione a scopo commerciale di coperte e tappeti di notevole pregio tecnico ed artistico. In quel favorevole periodo storico, in concomitanza con la ripresa e lo sviluppo dell'industria armentizia, intensi rapporti hanno collegato l'Abruzzo interno con i più importanti centri mercantili italiani dell'epoca, Napoli e Foggia a sud, Firenze e le città lombarde e venete a nord. Maestranze qualificate erano impegnate nella cardatura, filatura e tessitura della lana, oltre che nella tintura e follatura dei panni, tecnica quest'ultima necessaria per renderli resistenti e compatti.
Prestigiosa è la tradizione di alcuni centri dell'Aquilano in questo settore, quali Sulmona, Scanno, Castel di Sangro, Castel del Monte.
Pescocostanzo è stata famosa per i suoi copriletti, per i copritavola e per i bancali, teli lunghi e stretti usati per ornare le casse nuziali che custodivano il corredo. Su di essi comparivano decori di tradizione locale, ma anche di matrice orientale: figure stilizzate di uomini ed animali, motivi floreali, fontane, alberi della vita. Un esemplare pregevole del XVIII secolo è oggi esposto a Roma nel Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari.
Dalla metà circa dell'800, questa fiorente attività artigianale ha lentamente ceduto il passo ad una produzione più limitata con l'uso di telai meccanici, ancora presente in alcune località dell'Aquilano; prima fra tutte è Tarànta Peligna, dove, sulla scorta di una tradizione secolare nella manifattura laniera, ancora oggi moderni impianti industriali confezionano coperte e tappeti.
Il prodotto più caratteristico sono qui le cosiddette "tarànte", normalmente identificate come le tipiche coperte abruzzesi: si tratta di copriletti damascati a due colori, con la particolarità di presentare due diritti, anziché un diritto e un rovescio, in cui si alternano motivi floreali e geometrici.
Tessuti in lana e cotone dai disegni tradizionali sono prodotti anche a Civitella Alfedena (AQ), Pescasseroli (AQ), Sulmona (AQ), Fara S.Martino (CH).