Home MuVi | Home News | Nuova ricerca | Segnala un evento | Registra in MIt | IPhone
Boldini e gli italiani a Parigi

Data di pubblicazione: Saturday 21 November 2009

ROMA - Una grande mostra dedicata a Giovanni Boldini e agli artisti italiani che soggiornano a Parigi nella seconda metà del secolo XIX è protagonista della stagione 2009-2010 del Dart Chiostro del Bramante di Roma, che dal 14 novembre e sino al 14 marzo 2010 ospiterà la mostra “Boldini e gli italiani a Parigi”, a cura di Francesca Dini. Nel corso dell’Ottocento la Francia si trova a guidare il cammino dell’arte contemporanea e a costituire per molti Paesi ed anche per l’Italia un modello ineguagliato di civiltà. I pittori italiani sono dunque indotti ad un continuo confronto con l’arte di quella Nazione, complici le Esposizioni Universali che vi si tengono periodicamente e che ne promuovono internazionalmente l’immagine. Come è noto la stessa vicenda dei Macchiaioli, il maggior movimento pittorico italiano del secolo, trae origine e forza dal confronto con la pittura di Corot e dei paesaggisti di Barbizon, nonché nutrimento dall’estetica del Realismo di Courbet. Ma il vero e proprio “mito di Parigi” è un portato della cosiddetta Belle Epoque, sorta di età dell’oro segnata dal trionfo del modello borghese liberale e laico, dalla grande libertà di pensiero, da prodigiose scoperte scientifiche, da una decisiva accelerazione dei mezzi di trasporto, dalla nascita del turismo di massa, dal grande fulgore dei teatri e dei giornali a stampa. La Belle Epoque, termine che non ha trovato sinonimi, indica dunque il periodo felice (per molti, ma non per tutti) in cui i ceti medi giungono a godere di un certo benessere. Parigi diviene, anche in virtù di questo, un vero laboratorio letterario e artistico nel quale convivevano tendenze artistiche molto diverse le une dalle altre. Il viaggio al Chistro del Bramante si dipana dunque tra le vicende biografiche dei tre celebri “italiani di Parigi”, ovvero De Nittis, Boldini e Zandomeneghi, ma si muove, sul filo del racconto, tra i luoghi cari al mito della modernità di Parigi: i teatri, i caffè, i boulevard, gli atelier degli artisti celebri e quelli dimessi dei pittori bohemien. E si incontrano così gli splendidi capolavori di Vittorio Corcos, Antonio Mancini, Telemaco Signorini, Serafino De Tivoli, Camille Pissarro, Gustave Caillebotte ed Armand Guillaumin che saranno raggruppati in sezioni. Il percorso espositivo presenta opere provenienti da collezioni private, quindi difficilmente accessibili al vasto pubblico, che saranno esposte accanto ad importanti prestiti provenienti da istituzioni italiane, come la Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Galleria degli Uffizi, la Fondazione Banco di Sicilia, la Camera dei Deputati, le Raccolte Frugone di Nervi e la Pinacoteca De Nittis di Barletta, come pure internazionali, quali il Musée d’Orsay di Parigi. La mostra sarà accompagnata da un prezioso catalogo, edito da Silvana Editoriale, che conterrà i saggi e le schede delle singole opere, con i contributi critici di Silvestra Bietoletti, Rossella Campana, Piero Pacini, Ilaria Taddei ed Eugenia Querci. (aise)(muvi.org)

admin @ 8:27 am
Categoria: Mostre and Musei
Jan Fabre, Le temps emprunte’

Data di pubblicazione: Saturday 21 November 2009

ROMA - Il continuo travaso d’idee tra arti plastiche e teatrali che caratterizza il lavoro di Jan Fabre prende vita ne “Le temps emprunté” ovvero “Il Tempo preso in prestito”: una mostra e al tempo stesso un punto di osservazione privilegiato sul laboratorio dell’artista belga, un percorso attraverso i suoi spettacoli visti con gli occhi di celebri fotografi come Carl De Keyzer, Robert Mapplethorpe, Jorge Molder ed Helmut Newton. Allestita dal 28 ottobre scorso e sino al 14 febbraio 2010 al Museo Carlo Bilotti di Roma, nei suggestivi spazi dell’Aranciera di Villa Borghese, la mostra presenta il teatro di Fabre attraverso i suoi disegni e modelli di pensiero e negli scatti di 12 maestri della fotografia. “La fine di uno spettacolo assomiglia a un corpo la cui anima parte per vagabondare tra i corpi del pubblico”, dive Fabre. Un’anima che può far rivivere il proprio corpo in modo diverso, con una triangolazione che dal tavolo da disegno e da lavoro dell’artista arriva fino alle fotografie d’autore. Nel teatro di Fabre è soprattutto l’interprete a diventare strumento di sperimentazione, per la costruzione di significati e per una ricerca del senso stesso del teatro. La valenza ludica o metafisica, scioccante o commovente della presenza corporea degli attori, trova la sensualità statuaria dell’obiettivo di Mappelthorpe, il gioioso, geometrico e ricercato edonismo degli still life di Newton, la vivacità della sala prove e del laboratorio teatrale negli scatti di De Keyzer, l’irrequieto movimento della scena in Molder. Scatti d’autore caratterizzati da sguardi molto diversi tra di loro, da cui emerge sempre inconfondibile il segno di Fabre, per quanto visto da prospettive molto distanti. È un segno che troviamo ancor più chiaramente in una serie di disegni, modellini e bozzetti dello stesso Fabre. Partendo da uno dei primi spettacoli, The power of theatrical madness (1984), nella mostra sono esposte una serie di opere che si articolano lungo vent’anni per giungere fino ai recenti Requiem for a metamorphosis (2007). In molti casi quindi si tratta di opere autonome, interessanti di per sé e da cui Fabre ha poi preso spunto per suoi lavori teatrali, secondo un’estetica della bellezza e della metamorfosi che attraversa tutta la sua opera. Una crescente tensione anima il percorso espositivo, dove l’immaginazione caotica dell’artista belga, con le sue pieghe derisorie e scioccanti, appare come il mezzo per innescare nel pubblico quel processo che più di duemila anni fa Aristotele definiva la “catarsi”. Tra disegni, bozzetti per le scene, fotografie, “Il tempo preso in prestito” è tempo sottratto alla messa in scena, una metamorfosi ultima di fine spettacolo, un modo per farne deflagrare l’anima una volta di più. (aise)(muvi.org)

admin @ 7:23 am
Categoria: Mostre and Musei
Mostre al CAMeC

Data di pubblicazione: Friday 20 November 2009

LA SPEZIA - Da venerdì 11 dicembre 2009 Giuliano Tomaino. L’albero delle carrube a cura di Bruno Corà è visitabile presso il CAMeC, Centro di Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, insieme a Sculture in città a cura di Mario Botta. La mostra prende spunto da un ricordo d’infanzia dell’Artista, quando all’uscita da scuola, in piazza Verdi, correva ai giardini pubblici della Spezia sotto l’albero delle carrube. Alcune opere illustrano gli inizi (L’infanzia di Giorgio), quindi sono esposte le “cere” (Quanti angeli possono danzare sulla capocchia di uno spillo), i “cartoni” (Il gioco della palla), le serie Savonarola e Sciamani, le “carte vetrate” e i tappeti eseguiti in Tibet su disegno di Tomaino. Sono presentate inoltre alcune installazioni site specific sul tema delle Case dei Santi realizzate in legno e cartone e sospese a formare il Crocevia, quindi le Museruole, la grande casa e i cimbelli luminosi, oltre a un ricordo di Franco Fanigliulo. Sculture in città è un progetto di Mario Botta in cui undici macro-sculture di grande impatto invadono il consueto tessuto urbano, diventando forti segni di ricontestualizzazione dello spazio. Le opere si traguardano l’una dietro l’altra, in un percorso itinerante che occupa l’intera Via Del Prione, l’arteria principale della Spezia, per giungere fino a Oplà, scultura creata site specific per l’occasione e che verrà donata dall’Artista alla città durante un evento appositamente dedicato. La mostra è stata realizzata grazie al prezioso contributo della Fondazione Cassa di Risparmio della Spezia e all’Istituzione per i Servizi Culturali della Spezia. Allestimento al CAMeC è a cura di Marco Condotti, con l’amichevole collaborazione di Massimo Luconi. Ferdinando Vicentini Orgnani ha curato un video con musiche originali di Zucchero. L’arte di Gianluca Lerici, l’indimenticato “Professor Bad Trip” scomparso nel 2006, fa ingresso al CAMeC della Spezia. La mostra presso il Centro d’Arte Moderna e Contemporanea, promossa dall’Istituzione per i Servizi Culturali del Comune della Spezia, rende omaggio al genio creativo di uno dei più importanti artisti underground degli ultimi vent’anni, tra i massimi talenti dell’arte visuale contemporanea. Sabato 26 settembre (ore 17,30) aprirà i battenti al piano terra del museo la personale a lui dedicata: il progetto espositivo, curato da Doriana Carlotti e Jenamarie Filaccio (con allestimento e progetto grafico di Roberto Pertile, Fabio Bonini e Filippo Giorgi), si articola in tre sale e nel corridoio presentando un’ampia selezione di dipinti, disegni e collage. Ma anche sculture, indumenti dipinti a mano e oggetti di design. La città avrà così occasione di scoprire (e riscoprire) le opere di uno dei rari talenti cristallini dell’arte visuale contemporanea, noto e apprezzato sia in Italia che all’estero: lo dimostrano le quasi 5000 firme raccolte nei mesi scorsi con una petizione on line e cartacea, per chiedere che il lavoro di Gianluca Lerici trovi casa in una sala a lui dedicata presso il Centro di Arte Moderna e contemporanea della Spezia. La sottoscrizione per Bad Trip, nata su iniziativa del gruppo a lui dedicato sul social network Facebook, promossa dall’Associazione AltraCultura e dal sito di E. “Gomma” Guarneri (http://www.gomma.tv/) è stata consegnata nel maggio scorso alla Presidente dell’Istituzione per i Servizi Culturali Cinzia Aloisini, che ha subito accolto la proposta di allestire una personale al piano terreno del CAMEC. Gianluca Lerici, in arte Prof. Bad Trip (1963-2006) è stato uno dei migliori artisti sperimentali italiani nel campo dell’illustrazione. Si è cimentato ad alto livello con il disegno a china, la pittura, il fumetto, la fotocopia, il collage, il design di interni e di oggetti. Scrive Matteo Guarnaccia nel testo critico, “il suo marchio di fabbrica è un classico bianco e nero da xilografia, erede diretto della potente iconografia protestante tedesca, specialmente di quella legata alla Danza della morte, madre di tutte le devianze underpop e così cara agli Espressionisti. Sbrigativamente etichettato negli anni Novanta come artista cyber-punk (a dispetto della sua ostilità verso i computer) è da considerarsi a tutti gli effetti come un perfetto esponente dell’arte popolare a sfondo sociale”. La mostra ospita anche un video dedicato all’artista, realizzato da Romano Guelfi. In occasione dell’apertura nella terrazza del CAMeC un dj-set con Francesco Zappalà e Emiliano Ponzanelli.  All’esposizione si affiancano 4 incontri il sabato mattino, che vedono protagonisti esponenti del mondo dell’arte e della comunicazione. Ecco il programma: 3 Ottobre  ore 10,30: Carlo Branzaglia (Prof. Bad Trip: exemplum di un’attività culturale) e Matteo Guarnaccia (Gianluca Lerici tra arte pop e arte di popolo) 10 Ottobre  ore 10,30 - E. “Gomma” Guarneri (Prof. Bad Trip: dal punk al cyberpunk e ritorno, con Second Life live performance) 31 Ottobre  ore 10,30  - Romano Guelfi (Re Vulcano: underground arte classica!) e Susanna Tesconi (Parlando del Professore…) 14 Novembre ore 10,30 - Vittore Baroni (Il Prof. Bad Trip e la musica) (muvi.org)

admin @ 10:33 pm
Categoria: Mostre and Musei
Le Macchine Programmate di Bolognini

Data di pubblicazione: Friday 20 November 2009

BERGAMO - Le Macchine programmate di Maurizio Bolognini (centinaia dal 1988) sono computer che generano flussi di immagini casuali in continua espansione, attraverso le quali l’artista sembra voler raggiungere una vastità di tipo geografico. Queste macchine sono al centro di molti lavori: dalle sue installazioni di arte generativa, interattiva e pubblica (dal 2000), in cui chiunque può interferire con il processo di creazione delle immagini dal proprio telefono cellulare, fino alla serie Stanza 11, una recente collezione di oggetti (libri, mobili, contenitori…) incisi, disegnati, graffiati dalle traiettorie di un’apparecchiatura laser guidata da una di queste macchine. STANZA 11, che si è appena conclusa in NAG 1 Contemporary, ad Arezzo, ha presentato alcuni di questi lavori, in cui lo spazio fisico, quello elettronico, il processo tecnologico vengono fatti coesistere e interferire in modi inattesi. DI STANZE, che si inaugura in NAG 2 Contemporary, riprende queste tematiche in una prospettiva differente, rimandando all’estensione geografica presente in altri lavori riconducibili, appunto, al tema della “distanza” (stanze e, insieme, distanze). DI STANZE significa: - lontananza materiale cancellata dalle tecnologie di comunicazione, in Altavista (replica del website della polizia di Seattle in cui i link alle telecamere di sorveglianza vengono sostituiti da link a webcam situate in altri continenti); - interferenza tra spazio fisico e spazio elettronico, in Antipodes (orientamento di alcune webcam situate in Nuova Zelanda secondo la posizione dell’artista, nell’emisfero settentrionale); - misura planetaria percorsa dall’artista in Museophagia Planet Tour (azione che coinvolge gallerie d’arte di numerose città, prelevando oggetti da ciascuna e trasportandoli in raccolta itinerante da Parigi a Bangkok, attraverso New York, Los Angeles, Papeete, Sydney). La mostra presenterà anche un’installazione di Macchine programmate, con videoproiezione. Bergamo, Via della Fara, 13, NAG 2 contemporary, 11 dicembre - 11 febbraio (da venerdì 11 dicembre, ore 18.30). Catalogo in sede, con testo critico di Fabio Migliorati e scritti bibliografici di Aa. Vv. (muvi.org)

admin @ 6:27 pm
Categoria: Mostre and Varie
Firenze 1829. Arte, scienza e societa’

Data di pubblicazione: Friday 20 November 2009

FIRENZE - La Toscana felix della Restaurazione post-napoleonica, il governo conservatore ma illuminato dei granduchi di Lorena, una filosofia della natura come modello di verità e di armonia garante di stabilità, emblema di un universo addomesticato capace solo di sentimenti positivi su cui regolare politica, affetti, arte, religione, cultura, economia. Ecco clima e contesto che nella prima metà del XIX secolo fecero di Firenze una delle capitali europee della scienza e che sono adesso evocati, per la prima volta, dall’affascinante mostra “Firenze 1829. Arte, scienza e società” con cui il 1° novembre è stato inaugurato a Palazzo Medici Riccardi il circuito espositivo dedicato ai massimi musei scientifici del capoluogo toscano, con il titolo “Firenze Scienza. Le collezioni, i luoghi e i personaggi dell’Ottocento”. Curata dalla ottocentista Silvestra Bietoletti, promossa dal Comune di Firenze e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio per il ciclo Piccoli Grandi Musei, la mostra espone sino al maggio 2010 circa 70 oggetti, tra cui dipinti, sculture, disegni, suppellettili e strumenti scientifici provenienti da musei e istituti italiani e raccolte private. Tutto ciò per documentare, appunto, gusti, urbanistica, interessi collezionistici, filantropici e di progresso della Firenze pre-risorgimentale. Spiccano tra i dipinti i ritratti degli scienziati Vincenzo Antinori (Bezzuoli) e Giovan Battista Amici, La casa di Galileo del macchiaiolo Borrani, un panorama di Firenze con i ponti di ferro (Gherardi) e una veduta della fattoria di Meleto del poliedrico Cosimo Ridolfi, ideatore di mille innovazioni agricole, uomo di Stato nonché fondatore della Cassa di Risparmio di Firenze di cui in questo 2009 si celebrano i 180 anni. Tra acquarelli, disegni e progetti architettonici, ecco i cartoni per gli affreschi della Tribuna di Galileo dell’allora Imperiale e Regio Museo di Fisica, oggi Museo di Storia Naturale. E tra le sculture, quelle di Aristodemo Costoli, autore del Galileo della Specola, e il celebre Orfano sulla rupe di Luigi Pampaloni. Né mancano gli strumenti scientifici e alcune delle grandi innovazioni dell’800: la prima telescrivente (Telotipografia-elettro-magnetica) inventata dal fiorentino Lorenzo Turchini, i primi moderni strumenti chirurgici del medico Carlo Burci e perfino una delle primissime macchine fotografiche acquistata da Daguerre stesso a Parigi da tal marchese Grimaldi che, incapace di usarla, subito la vendette per 20 zecchini al Gabinetto di Fisica diretto da Antinori. Numerosi oggetti decorativi documentano invece le più comuni ricadute dello spirito del tempo, la filosofia della natura ordinata in forma di fiori di stoffa sotto campane di vetro, vasi in bronzo dorato e cristallo, disegni con puttini e angioletti, libri con decorazioni floreali, cataloghi di floricoltori. Siamo assai lontani dalla natura romantica ricondotta a un ideale di bellezza spirituale. La Firenze granducale è ormai acquisita alla sperimentazione scientifica, a prassi e concetti positivi. Innovazioni tecniche ed estetiche nascono sotto questo autoctono, identico segno: l’attenzione per la natura vera, che in pittura apre la strada alla modernità del realismo e ai macchiaioli, è la stessa che produce progressi in chimica, nel trattamento delle colture, nella conservazione degli alimenti, negli strumenti del lavoro quotidiano. Nasce appunto in questo contesto - e la mostra giustamente lo espone - anche lo speciale aratro ideato da Ridolfi per facilitare il lavoro dei campi. In quella società agricola affidata alla sola fatica muscolare fu strumento quasi rivoluzionario. Se ne accorsero molti anni dopo all’Esposizione universale di Parigi del 1885, dove premiarono aratro e Ridolfi con una solenne medaglia d’oro alla memoria. Fu l’unica alla tecnologia italiana, superata dai progressi dell’Europa industrializzata. (aise)(muvi.org)

admin @ 8:27 am
Categoria: Mostre and Musei
I grandi film di Sergio Leone

Data di pubblicazione: Friday 20 November 2009

ROMA - Le celebrazioni ad ottant’anni dalla nascita e a vent’anni dalla scomparsa di Sergio Leone continuano nello spazio espositivo di Cinecittàdue Arte Contemporanea a Roma, con un’esposizione curata da Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, e prodotta da Cinecittàdue Arte Contemporanea. Una mostra fotografica in uno dei luoghi simbolo del grande Maestro. Un viaggio attraverso gli scatti più celebri e significativi per ricordare, immersi nel suo mondo, Sergio Leone, una tra le personalità più rappresentative del cinema italiano e mondiale. Dal 29 ottobre scorso e sino al 30 gennaio 2010, attraverso 100 fotografie inedite si può ripercorrere la vita privata e professionale del grande maestro, dagli esordi ai suoi successi internazionali. Un’occasione per ritrovare il piacere della materia fotografica grazie alla quale sono restituiti dettagli, segreti e atmosfere di quattro set di altrettanti film di Sergio Leone: Il buono, il brutto e il cattivo, C’era una volta il West, Giù la testa e C’era una volta in America. Cento fotografie di grande qualità scattate da Angelo Novi, provenienti dal “Fondo Novi” dell’Archivio fotografico della Cineteca di Bologna, sono esposte nel loro magico bianco & nero, in formato 50x 70, con l’allestimento dello Studio Purini - Thermes. Una mostra tradizionale, se comparata a quella presentata all’Auditorium per il Festival Internazionale del Cinema di Roma, dove in quel caso l’immaterialità dell’allestimento ha giocato sulla relazionalità fra lo spazio e le immagini scorrevoli. Qui si ritorna al consueto per chi ama soffermarsi davanti ad un’immagine, carpire i segreti tecnici ed estetici adottati dall’autore-fotografo, lasciarsi affascinare dal fascino e dalla bellezza dei volti degli interpreti dei film, colti sempre dall’occhio elegante di Angelo Novi. Sono immagini inedite sia perché molte di esse sono esposte per la prima volta sia, soprattutto, perché contengono piccoli segreti, piccoli particolari difficilmente percepibili dalle immagini in movimento e che solamente la stampa, ottima, della fotografia, riesce ad indicare con precisione, diventando quindi una straordinaria fonte di informazione intorno al cinema e ai suoi protagonisti. Le immagini di Angelo Novi appartengono a pieno titolo all’età d’oro della storia della fotografia e Novi, che lavora sul set di un altro artista, pare essere in perfetta sintonia con Sergio Leone. Quei piccoli particolari che lui ha saputo vedere e restituire durante il lavoro sul set, diventano ora racconto espressivo e dunque importanti contributi per ampliare la conoscenza dell’opera del grande regista. (aise)(muvi.org)

admin @ 7:21 am
Categoria: Mostre and Varie
Al MART, Dopo l’89

Data di pubblicazione: Thursday 19 November 2009

ROVERETO - Si chiama “Dopo l’89″ la rassegna di cinema che si snoderà tra il 21 novembre e il 12 dicembre 2009 nella sala conferenze del Museo d’Arte Moderna di Rovereto, proponendo un breve viaggio attraverso quattro pellicole mai distribuite in Italia prodotte dalla recente cinematografia del sud-est Europa, e aprendo lo sguardo sulle società in mutamento di Romania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria. La rassegna è un evento collaterale della conferenza internazionale “Il lungo ‘89 ” promossa a Trento il 13 e 14 novembre da Osservatorio Balcani e Caucaso. La rassegna “Dopo l’89″ verrà inaugurata sabato 21 novembre con la proiezione di “Hirtia va fi albastra” (Paper will be blue) alla presenza del regista romeno Radu Muntean, vincitore del Premio Locarno 2006, e di Livia Rusu, consigliere politico dell’Ambasciata di Romania in Italia. Il film racconta lo scoppio della rivoluzione anti-Ceausescu del 21 dicembre 1989 mettendo a fuoco la storia di Costi Andronescu che ha lasciato l’esercito da appena tre mesi e si decide a battersi contro i simpatizzanti di Ceausescu. Seguirà il 28 novembre il film “A casa di zio Idriz” del regista bosniaco Pjer Zalica che nel 2003 vinse il Pardo d’argento al Festival di Locarno con il suo primo lungometraggio “Gori Vatra”. Ambientato nella Sarajevo del terzo dopoguerra del secolo, il film descrive come l’ingegneria meccanica e umana si mescolano nel ritratto della vita quasi immobile di due anziani al centro della Mahala, il tipico quartiere sarajevese dove tutti sanno tutto di tutti. Il 5 dicembre la rassegna proseguirà con la proiezione della pellicola “Forecast (Prognoze) della bulgara Sophia Zornitza. Nel film, un gruppo di surfisti si ritrova su di un’isola, improvvisamente senza vento. Gli uomini cominciano a litigare per motivi nazionalistici e il caso viene poi ripreso dalle principali testate “accendendo” un conflitto fra i Paesi dell’area balcanica. Il ciclo si concluderà il 12 dicembre con una serata speciale dedicata all’Albania: in anteprima nazionale verrà infatti presentato il documentario “Kinostudio” di Micol Cossali e Davide Sighele, prodotto dall’Osservatorio Balcani e Caucaso, al quale seguirà il commento del sociologo albanese Rando Devole. Infine, da segnalare l’incontro pubblico dal titolo “Il cinema e la guerra fredda “con David William Ellwood, docente di relazioni internazionali all’Università di Bologna, che si svolgerà venerdì 4 dicembre alle 17.30 nel Museo Storico Italiano della Guerra: un’occasione per esplorare come la Guerra fredda sia stata rappresentata nella filmografia e come il cinema sia stato uno dei principali strumenti della competizione culturale tra il blocco occidentale e il blocco orientale. Con questi due appuntamenti roveretani si conclude l’iniziativa “Schermi divisi d’Europa” realizzata con il sostegno della Fondazione Caritro e la collaborazione di un’ampia rete di istituzioni culturali locali e nazionali. I due partner principali, Osservatorio Balcani e Caucaso e Nuovo Cineforum Rovereto, hanno fatto rete con le principali istituzioni museali trentine: il Mart - Museo d’Arte Moderna di Rovereto, il Museo Storico Italiano della Guerra, la Fondazione Museo Storico del Trentino, l’Associazione Romeni del Trentino Alto Adige e altri soggetti della realtà culturale nazionale quali Alpe Adria Cinema – Trieste Film Festival e Musicamorfosi di Milano. (aise)(muvi.org)

admin @ 8:43 am
Categoria: Mostre and Musei
Zauli, La Grande Natura

Data di pubblicazione: Thursday 19 November 2009

LEGNANO - La città di Legnano omaggia Carlo Zauli, uno dei più importanti scultori del Novecento. A Palazzo Leone da Perego infatti verrà installata, per la prima volta dopo vent’anni, “La Grande Natura”, opera monumentale e di grande impatto che l’artista ideò e creò appositamente per la XI Quadriennale di Roma del 1986, all’interno delle iniziative di SALe, che vedono negli spazi espositivi cittadini le mostre di Sebastian Matta, sempre a Palazzo Leone da Perego, e Aligi Sassu e Enrico Savi al Castello visconteo. Per Enrico Cozzi, assessore alla Cultura di Legnano, “l’omaggio a Zauli rientra nella attività di ricerca e riscoperta che la nostra amministrazione ha svolto in quasi un decennio di mostre ed eventi culturali. Da sempre, infatti, è stata nostra prerogativa cercare di studiare e valorizzare l’opera di autori significativi ma di nicchia. Dopo le mostre di Ipousteguy e l’omaggio a Broggini, esporre un lavoro così importante di Zauli dimostra la nostra attenzione per la grande storia della scultura europea”. L’opera è stata presentata al pubblico mercoledi, 11 novembre, alle ore 21.00, a Palazzo Leone da Perego, nel corso di una conferenza con Flavio Arensi, direttore di SALe, e Flaminio Gualdoni, curatore del volume monografico “Carlo Zauli, scultore”. Nella monografia dedicata a Carlo Zauli, pubblicata da Silvana editoriale in occasione della personale che la scorsa primavera la Fondazione Palazzo Bricherasio e la città di Torino hanno dedicato all’artista, Flaminio Gualdoni analizza e contestualizza, in una nuova e più ampia prospettiva storico-critica, l’opera di una delle personalità artistiche preminenti della scultura italiana del secondo novecento. Il volume “Carlo Zauli, scultore” è arricchito da storici saggi critici integrali di Giorgio Cortenova, Davide Lajolo e Claudio Spadoni, nonché da un’inedita sezione di fotografie d’arte del fotografo Antonio Masotti che raccontano più di 20 anni dell’artista Carlo Zauli. Già in passato SALe ha ospitato all’interno delle sue esposizione opere di grandi maestri. In primavera, durante la monografica dedicata a James Ensor, infatti, sono state presentate tre incisioni inedite e una scultura di Luigi Broggini. Inoltre, la città è stata negli anni arricchita della presenza di alcune opere di scultori contemporanei: dal grande “Ciclista” di Aligi Sassu al “Martire” di Ettore Greco, fino agli “Angeli” di Ugo Riva, lavori tuttora visibili. L’esposizione dell’opera “La Grande Natura”, che rimarrà in mostra nei giardini di Palazzo Leone da Perego per alcuni mesi, manifesta, anche al semplice passante, l’apice della maturità scultorea dell’artista, intrisa di pura poesia visuale della forma. L’opera è sensuale, effusione di un’erotica in cui la natura emerge “non come ispirazione, ma identificazione ed epifania della naturalità della materia e della forma”. Nato nel 1926 a Faenza, dove è scomparso nel 2002, Carlo Zauli è considerato indiscutibilmente una delle figure eminenti della scultura italiana del secondo Novecento. Dopo aver vinto negli anni Cinquanta i principali riconoscimenti dedicati all’arte ceramica, dai cui codici formali ben presto si distacca, inizia un percorso evolutivo che lo condurrà già sul finire degli anni Sessanta ad esprimere pienamente la propria vocazione scultorea. In questi anni matura il proprio linguaggio artistico, intriso di atmosfere informali intrecciate ad una armoniosa ma dirompente “naturalità”: sono gli anni di un crescente successo internazionale. Dal 1958, anno nel quale sono realizzati i grandi altorilievi per la reggia di Baghdad e il Poligrafico di Stato del Kuwait, vede la propria fama crescere continuamente, fino a spingersi, tra gli anni Settanta ed Ottanta, a tutta l’Europa, il Giappone, l’America del Nord, dove realizza esposizione e colloca opere in permanenza. Le sue opere sono presenti oggi in più di quaranta musei in tutto il mondo. L’iniziativa legnanese nasce da una collaborazione con la Galleria Bianconi di Milano e il Museo Carlo Zauli di Faenza. (aise)(muvi.org)

admin @ 8:26 am
Categoria: Mostre and Varie
Mariotti al Chiostro del Bramante

Data di pubblicazione: Thursday 19 November 2009

ROMA - Giovedì scorso, 5 novembre, nella splendida cornice del Chiostro del Bramante, è stata inaugurata la mostra “Opere… 2008-2009″, prima personale di Lorenzo Mariotti, che raccoglie circa quaranta opere, tra pitture ad olio su tavola e su tela, dedicate alla celebrazione di Roma, delle sue piazze delle sue campagne, con qualche escursione verso i litorali vicini. Sino al 13 dicembre, negli spazi della Caffetteria del Chiostro, Roma verrà raccontata da Mariotti in un percorso che spazia tra le piazze maestose, i luoghi più noti, e le sue campagne, passando e soffermandosi, talvolta, su alcuni piccoli dettagli: un’ancora di Palazzo Marina, una porta di Palazzo Zuccari, la fontana di Palazzo Taverna. E poi il mare. “Il suo è un mare (…) addomesticato dall’uomo, velistico e militare. Ma, tra una virata e l’altra, ci si sorprende di fronte alla resa delle “umane gesta”, la “natura” conquista la scena, nel ruolo che più le si adatta: spettatrice indifferente, continuamente violata eppure mai tangibile”. Nelle opere di Lorenzo Mariotti si ravvisa la grande passione che l’artista ha per il mare che da sempre ha accompagnato la sua formazione e la sua vita. L’opera di Lorenzo Mariotti viene definita da Letizia Muratori, che ha curato il testo in catalogo che accompagna la mostra, “pittura della ragione, mai ragionevole”, in cui “la luce è (…) ritmo, motore che combatte l’eterna inerzia della materia. Si direbbe che l’elemento centrale di questo “delirio” tecnico sia proprio il dare un senso, cercare una giusta luce”. (aise)(muvi.org)

admin @ 7:20 am
Categoria: Mostre and Musei
Archeovirtual

Data di pubblicazione: Thursday 19 November 2009

PAESTUM - Nell’ambito della 12. edizione della “Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico”, promossa e realizzata dalla Provincia di Salerno e dalla Regione Campania e ideata e organizzata dalla Leader Sas a Paestum dal 19 al 22 novembre, sarà presente anche quest’anno la mostra “Archeovirtual”, curata dall’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali del CNR, destinata ad ospitare le più innovative e coinvolgenti applicazioni di realtà virtuale dedicate all’archeologia. “Mai come quest’anno il valore dell’archeologia virtuale emerge chiaramente e a livello assolutamente internazionale da Archeovirtual”, spiega Sofia Pescarin, direttore scientifico della mostra. “Vengono infatti proposti progetti che affrontano problematiche di accessibilità dei siti (la grotta di Santimamine), di comprensibilità dei contesti (TimeFrame), di complessità dei contenuti multidisciplinari (il paesaggio di Stymphalia, il museo virtuale dell’Iraq), di interconnessione a livello europeo (NetConnect). Anche la tecnologia e la ricerca a servizio dell’archeologia virtuale”, aggiunge Pescarin, “si fa di anno in anno più potente, offrendo opportunità nuove di ricostruzione dei siti antichi e del paesaggio, come nel caso di Roma Antica in 3D, o dei progetti sulla Torre Vendicari e Life and Power. Di grande interesse, infine, l’utilizzo della tecnologia e dello studio inter-dicisplinare per far vivere vere e proprie esperienze di viaggio nel passato: i visitatori potranno infatti passeggiare nell’antica agorà di Atene, nella Dublino medioevale, o fra i luoghi mitici dell’Antico Egitto”. Gli 11 progetti in mostra, selezionati dal comitato scientifico, sono l’Antica Agorà di Atene, la ricostruzione virtuale della grotta di Santimamiñe, il Museo Virtuale dell’Iraq, Vita e potere nella Roma imperiale, Roma Antica in 3D, Dublino Medievale, Timeframe Harelbeke, la Torre Vendicari, il Museo del Paesaggio a Stymphalia, Miti Virtuali di Luxor e Dendara e Netconnect. A questi 11 si affianca uno “spazio multivisione” dedicato ad altri progetti inviati al comitato scientifico. Nell’ambito di ArcheoVirtual sarà organizzato anche un workshop dal titolo “Musei Virtuali: Come è andata a finire?” per discutere dello sviluppo, gestione, manutenzione e fruizione di un museo virtuale attraverso un viaggio tra le realtà sopravvissute e quelle scomparse. Oltre a Saverio Salerno, presidente del Comitato Scientifico della Provincia di Salerno, Salvatore Garraffo, direttore CNR ITABC e Maria Mautone, direttore del dipartimento Patrimonio Culturale CNR a cui sono affidati gli indirizzi di saluto, interverranno Davide Borra di No Real, Stefano Conconi di Infobyte, la giornalista Cinzia Dal Maso, Giuliano De Felice dell’Università di Foggia, Walter Ferrara, dirigente Cultura Provincia di Napoli, Rosanna Friggeri direttore del Museo Nazionale Romano Terme di Diocleziano, Alfredo Grande León, presidente SEAV Sociedad Española de Arqueología Virtual, Freddy P. Grunert coordinatore Affari Internazionali e Curatore Artistico ZKM Center for Art and Media Karlsruhe, Daniel Pletinckx Visual Dimension, Athanasios Sideris, capo dipartimento Storia e Archeologia alla Foundation of the Hellenic World e Lucrezia Ungaro, direttore del Museo dei Fori Imperiali. Ai lavori, coordinati da Sofia Pescarin VHLab del CNR ITABC, parteciperanno anche i responsabili museali, ricercatori, sviluppatori e comunicatori del Museo del Corso, Ename Project, Museo Virtuale della Cappella degli Scrovegni di Giotto, Immaginare Roma Antica e Museo dei Fori Imperiali, Museo Archeologico Virtuale di Ercolano, Museo Virtuale della Via Flaminia Antica, Museo Virtuale dell’Iraq, Itinera Time Machine, Virtual Museums at the Foundation of the Hellenic World. (aise)(muvi.org)

admin @ 12:45 am
Categoria: Eventi and Mostre and Musei