Data di pubblicazione: Saturday 21 November 2009
ROMA - Una grande mostra dedicata a Giovanni Boldini e agli artisti italiani che soggiornano a Parigi nella seconda metà del secolo XIX è protagonista della stagione 2009-2010 del Dart Chiostro del Bramante di Roma, che dal 14 novembre e sino al 14 marzo 2010 ospiterà la mostra “Boldini e gli italiani a Parigi”, a cura di Francesca Dini. Nel corso dell’Ottocento la Francia si trova a guidare il cammino dell’arte contemporanea e a costituire per molti Paesi ed anche per l’Italia un modello ineguagliato di civiltà. I pittori italiani sono dunque indotti ad un continuo confronto con l’arte di quella Nazione, complici le Esposizioni Universali che vi si tengono periodicamente e che ne promuovono internazionalmente l’immagine. Come è noto la stessa vicenda dei Macchiaioli, il maggior movimento pittorico italiano del secolo, trae origine e forza dal confronto con la pittura di Corot e dei paesaggisti di Barbizon, nonché nutrimento dall’estetica del Realismo di Courbet. Ma il vero e proprio “mito di Parigi” è un portato della cosiddetta Belle Epoque, sorta di età dell’oro segnata dal trionfo del modello borghese liberale e laico, dalla grande libertà di pensiero, da prodigiose scoperte scientifiche, da una decisiva accelerazione dei mezzi di trasporto, dalla nascita del turismo di massa, dal grande fulgore dei teatri e dei giornali a stampa. La Belle Epoque, termine che non ha trovato sinonimi, indica dunque il periodo felice (per molti, ma non per tutti) in cui i ceti medi giungono a godere di un certo benessere. Parigi diviene, anche in virtù di questo, un vero laboratorio letterario e artistico nel quale convivevano tendenze artistiche molto diverse le une dalle altre. Il viaggio al Chistro del Bramante si dipana dunque tra le vicende biografiche dei tre celebri “italiani di Parigi”, ovvero De Nittis, Boldini e Zandomeneghi, ma si muove, sul filo del racconto, tra i luoghi cari al mito della modernità di Parigi: i teatri, i caffè, i boulevard, gli atelier degli artisti celebri e quelli dimessi dei pittori bohemien. E si incontrano così gli splendidi capolavori di Vittorio Corcos, Antonio Mancini, Telemaco Signorini, Serafino De Tivoli, Camille Pissarro, Gustave Caillebotte ed Armand Guillaumin che saranno raggruppati in sezioni. Il percorso espositivo presenta opere provenienti da collezioni private, quindi difficilmente accessibili al vasto pubblico, che saranno esposte accanto ad importanti prestiti provenienti da istituzioni italiane, come la Galleria d’ Arte Moderna di Palazzo Pitti, la Galleria degli Uffizi, la Fondazione Banco di Sicilia, la Camera dei Deputati, le Raccolte Frugone di Nervi e la Pinacoteca De Nittis di Barletta, come pure internazionali, quali il Musée d’Orsay di Parigi. La mostra sarà accompagnata da un prezioso catalogo, edito da Silvana Editoriale, che conterrà i saggi e le schede delle singole opere, con i contributi critici di Silvestra Bietoletti, Rossella Campana, Piero Pacini, Ilaria Taddei ed Eugenia Querci. (aise)(muvi.org)







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