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Il Museo Storico Archeologico di Loreto Aprutino comprende quattro sezioni espositive collocate all'interno del centro storico del paese: il Museo Acerbo delle ceramiche di castelli, l'Antiquarium comunale, il Museo della civiltà contadina e il Museo del Burattino. Collocato in un punto particolarmente suggestivo dell'antico centro di Loreto Aprutino (Pescara), all'ombra di architetture rinascimentali e dell'antico palazzo Acerbo, il Museo fin dal 1957 (primo anno di inaugurazione) si afferma come uno dei più completi ed interessanti esempi di collezione atto a documentare la produzione regionale di maioliche compiuta tra i secoli XVI e XIX. Ed è comunque il profondo interesse verso le memorie patrie e per le antiche maioliche castellane che ha indirizzato il barone Giacomo Acerbo dell'Aterno ad assemblare, con gusto ed infaticabili ricerche, la sua mirabile collezione, di circa 600 pezzi (vasi, fiasche, albarelli, piatti, mattonelle, statuine ecc.), che ancora oggi si offre agli sguardi estasiati di studiosi e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Nato a Loreto il 25 Luglio 1888 da Olinto e donna Mariannina, discendente da un'antica famiglia nobile abruzzese, il giovane barone non tarda a distinguersi per le sue attività sociali e culturali, che lo portarono a ricoprire importanti e prestigiose cariche in ambito politico, accademico e sportivo. Agli inizi degli anni trenta accresce una già iniziata raccolta familiare di antiche maioliche abruzzesi, incrementandola in seguito tra il 1936 ed il 1938, con l'acquisizione di tre altre storiche raccolte appartenute alle famiglie Aliprandi de Sterlich di Penne, Quartapelle di Teramo e Bonanni di Ortona. Ulteriori prestigiose acquisizioni pervennero da altre importanti collezioni come la Philipson-Rothschild di Firenze e la raccolta Manieri dell'Aquila. Diverse opere gli furono donate sporadicamente nel corso degli anni da alcuni suoi amici. Ricordiamo, tra questi, la contessa Pecori Giraldi che gli donò una piccola coppetta raffigurante L'Immacolata, ed il suo amico Cesidio Guazzaroni che acquistò per lui sul mercato antiquario moscovita una mattonella raffigurante la caccia all'orso; e l'abate Augusto Nicodemi che gli donò un mattone maiolicato cinquecentesco proveniente dalla cona di S. Donato a Castelli. Vista l'importanza acquisita nel tempo dalla collezione, nel 1942 venne redatto un primo catalogo per la distribuzione in biblioteche e musei, e sottoposta alla notifica. A quel tempo la stessa era conservata nella villa di famiglia a Caprara (Pe) che venne occupata e depredata dagli eserciti stranieri durante gli ultimi turbinosi anni della guerra. Fortunatamente il proprietario pochi mesi prima si preoccupò di imballarla e di nasconderla sottoterra, ma queste misure non furono sufficienti a preservarla da furti e saccheggi perpetrati persino dagli abitanti del posto. Alla fine degli eventi bellici attente ricerche svolte in Italia ed all'estero in collaborazione con l'Interpool permisero il parziale ritrovamento dei pezzi sottratti. Nei primi anni cinquanta si decise di trasferire la raccolta a Loreto Aprutino, in una dipendenza del palazzo di famiglia ristrutturata appositamente per accoglierla. I lavori seguiti personalmente dallo stesso barone e dalla moglie donna Giuseppina, vennero affidati all'architetto ingegnere Leonardo Palladini che si occupò della sistemazione delle maioliche nelle sale. Inoltre, avvalendosi dellaiuto di abili maestranze, riuscì a dare al complesso architettonico una connotazione stilistica che ben si inserisce nel contesto architettonico storicizzato che la circonda. Da alcuni documenti conservati nell'archivio di casa Acerbo, si evince che particolari attenzioni, vennero riservate in questa fase di allestimento del museo a riguardo della scelta dei materiali sia per gli interni che per gli esterni. Il pavimento in cotto con inserti di mattonelle in maiolica, ispirate alle decorazioni del chiostro di S Chiara a Napoli, venne realizzato da maestranze napoletane, ed il "portoncino" in rovere nel disegno del nuovo prospetto, venne inoltre realizzato ispirandosi a tradizionali forme abruzzesi, come si legge da uno stralcio di una lettera dell'arch. Palladini del 22 Novembre 1953. Le sale furono inoltre arricchite con alcuni preziosi arredi databili tra il XVII e il XIX secolo e di una rara collezione di stampe e acquerelli del primo '800, riproducenti paesaggi e costumi regionali. La "Galleria" fu inaugurata nell'agosto del 1957, raccogliendo immediatamente gli entusiastici consensi di una folta schiera di appassionati e di studiosi, documentati da una considerevole rassegna stampa. La collezione offre difatti la possibilità di verificare l'evoluzione storico stilistica delle botteghe castellane, animate da illustri dinastie di artisti e maestri ceramisti, e degli altri centri di produzione da essi derivati o influenzati, dai primi anni del XVI secolo, periodo in cui matura un linguaggio pittorico che inizia ad affrancarsi dai modelli faentini, fino all'affermarsi, tra i secoli XVII e XVIII, della vigorosa vena illustrativa storico naturalistica di gusto barocco. Si annoverano inoltre in essa, rari esemplari di oggetti di stile compendiario, quali lo scrittoio da viaggio e gli albarelli da farmacia, ed un insieme di maioliche fini ad uso di porcellana di spiccato gusto rocaille. Particolarmente degni di nota sono inoltre: i grandi piatti istoriati di Francesco Grue, un mattone maiolicato della bottega di Bernamonte Pompei, un grande rinfrescatoio istoriato con lumeggiature in oro di Carlo Antonio Grue (?) ed altri importanti opere del figlio Francesco Antonio Saverio Grue, nonché le mattonelle dell'altro maestro, appartenente ad un altro ramo parallelo della famiglia, Francesco Saverio Grue di Giovanni. Altre opere, di non minore prestigio, illustrano anche l'attività della bottega dei Gentili e di altri maestri meno noti come Gesualdo Fuina e alcuni componenti della famiglia Cappelletti, che operarono tra il Settecento e l'Ottocento. Una particolare sezione infine, si occupa di documentare l'attività di maestri come il Terchi o il Coccorese, operanti in diverse località italiane, ma non esenti dall'influenza della maniera castellana. L'assenza di collaborazione da parte delle istituzioni pubbliche durante la fase di allestimento e dopo l'apertura, non scalfiscono i propositi del barone Acerbo che, aiutato dalla moglie donna Giuseppina e dal direttore del museo Luigi Carlo Tereo, cura personalmente gli appuntamenti e quindi le visite all'esposizione senza mancare contemporaneamente d'intrattenere importanti relazioni culturali e di amicizia con alcuni dei maggiori cultori della maiolica abruzzese. Tra gli studiosi-amici ricordiamo: Gian Carlo Polidori, il quale gli dedicò anche una delle sue prime pubblicazioni, e Aleardo Rubini con cui aveva stabilito un cordiale rapporto. A seguito della scomparsa del Barone, avvenuta a Roma il 9 Gennaio 1969, gli eredi avvocato Alfredo Persiani Acerbo, vice direttore generale della Banca d'Italia, e sua moglie, la dottoressa Annamaria Panier Bagat, dirigente d'azienda, si sono fatti carico della gestione privata del Museo continuando a garantire gratuitamente le visite e affrontando le onerose spese riguardanti gli impianti di sicurezza e di mantenimento delle strutture, oltre che del patrimonio ceramico. Nel 1993, inoltre, è stato pubblicato un importante catalogo curato dalla dottoressa Luciana Arbace, edito a Ferrara, e intitolato "Maioliche di Castelli - La raccolta Acerbo". Le visite alla Galleria sono continuate (anche se con più cautela dopo un tentativo di furto) su richiesta di cultori qualificati con l'intervento dei proprietari con modesta funzione di guide/ospite fino alla data dell'acquisizione voluta dalle istituzioni locali che, in seguito, si sono impegnate a garantirne una continua fruizione e valorizzazione. Nel 1978 la collezione è oggetto di una schedatura voluta dal Ministero dei Beni Culturali, che fu curata da Luigi Carlo Tereo e con il passare degli anni diviene sempre più difficile poterla visitare, tanto da portare le istituzioni locali ad intervenire con l'acquisizione della stessa ripristinando così una corretta fruizione e valorizzazione. Il 19 Febbraio 2000, dopo una cerimonia di inaugurazione, il Museo Acerbo ha riaperto stabilmente le proprie porte a tutti coloro che sono interessati alle antiche maioliche o hanno il desiderio di avvicinarvisi per meglio apprezzarle e comprenderle.
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